07 maggio 2010

“Quod non fecerunt barbari, Barberini fecerunt.”


Cio' che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini. Così i romani hanno parafrasato gli scempi edilizi del Papa Urbano VII - Barberini.

Di questi tempi, a Rocca di Papa, i cittadini, così, sintetizzano il saccheggio del territorio comunale:” Quello che ha iniziato E. Fondi lo sta finendo P. Boccia.

Il sindaco, la giunta municipale, i consiglieri signorsì hanno assunto l’atteggiamento di assistere “con silenziosa complicità” al depauperamento delle risorse ambientali e al dilagante abusivismo edilizio.

Ormai non c’è più distinzione tra il regolare e l’irregolare, tra la legalità e l’illegalità.

Anche le opere pubbliche sembrano essere realizzate per fare concorrenza all’abusivismo.

I vertici del potere roccheggiano hanno assunto l’abitudine di eludere le risposte, prediligendo il discredito dell’interlocutore, dimostrando di possedere scarsa abitudine al confronto civile, alla dialettica culturale.

Nel merito delle questioni, invece, le argomentazioni utilizzate, nelle rare sedute del consiglio comunale, risultano piuttosto opache. Ovvero inesorabilmente burocratiche. E dire che c’è stato sempre chi era convinto di poter dialogare pubblicamente di politiche di tutela, di paesaggio, di risorse naturali, di valorizzazione del patrimonio storico-artistico, di recupero del centro storico.

Ma, o si rincorre il potere, oppure ci si pone al servizio della città. Naturalmente i cittadini in questi “ giochi di potere” vengono considerati spettatori, riserva di consensi; oppure fastidiosi avversari da demolire e zittire.

Questo ceto politico nostrano ha prodotto: guasti, estese devastazioni ambientali,dolorose cancellazioni.

Basta salire sulla fortezza, ruotare lo sguardo a 360 gradi per rendersi conto dello stato del nostro territorio, del centro storico, delle aree agricole e dei boschi.

Di fatto, in questi ultimi anni, il palazzo comunale si è trasformato in vero e proprio “ ufficio promozionale” a servizio del sindaco e del consigliere regionale di turno. La parola “tutela” è praticamente scomparsa dal vocabolario degli addetti ai lavori che, ormai, discutono quasi esclusivamente di appalti, di eventi e di consenso.

Non serve la nomina di qualche consulente o di commissioni di esperti “ ad hoc” , quando le strategie sono state già prese nelle stanze del palazzo, anche in deroga a normative ambientali e volontà del Consiglio Comunale.

Di fronte al disimpegno dei governanti, arrivato, in questi anni al culmine di un processo perverso di allentamento degli strumenti di tutela, le cui, gravi, conseguenze, ci devono preoccupare; occorre una forte presa di posizione dei cittadini per difendere il patrimonio e le risorse pubbliche.

04 maggio 2010 paesano

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