12 novembre 2017

IPPOVIA, un dissesto idrogeologico finanziato


















L’ippovia, "Fiore all'Occhiello
del Parco dei Castelli Romani, costata circa 300.000 euro, progettata e realizzata per il turismo equestre, passerà alla storia come una delle cause principali del dissesto idrogeologico del nostro Paese.

Utilizzando i principali tracciati forestali, gli esperti forestali nostrani, sono  intervenuti abbassando il piano dei percorsi scavando trincee alte oltre 3 metri, hanno deviato fossati formatisi in decenni di attività di taglio ceduo,  praticato scavi per far defluire l’acqua piovana in punti dove prima non esistevano e livellando, a tratti, il piano stradale  con materiale silicio per massicciate.

Cosa inspiegabile, al centro dell’ippovia hanno  posato, dopo aver scavato per altri 70 cm, un corrugato “verde” del diametro di 10 cm, ricoperto di materiale telato e breccia silicea.

Ora, dopo due anni, le vie di fuga dell’acqua si sono chiuse, la pioggia ha rimosso il manto superiore ed ha iniziato a scavare nuovi solchi abbassando ulteriormente la sede viaria. Le recenti piogge stanno aprendo  le viscere dell’ippovia e un’enorme verme di plastica verde sta uscendo fuori,  Sembra che anche la terra non ha digerito il corpo estraneo e sta vomitando.

E così, chi va a cavallo, chi va in MTB e chi  pratica il downhill (ma questa è un'altra storia) aprono nuovi percorsi tracciando le arterie de futuro dissesto.

Chi doveva dare un parere sull'impatto ambientale della futura  ippovia  l’ha dato?; 

chi doveva dirigere i lavori a regola d’arte l’ha fatto?; 

chi doveva collaudare ha collaudato?;

chi doveva vigilare e salvaguardare il territorio l’ha fatto?

Per dovere di cronaca gli "sponsor" più illustri dell’ippovia sono stati, per il Comune Rocca di Papa,: Boccia, Scaiamplicotti, Fei, Querini,  Sellati  e a  seguire i componentii della passata maggioranza; ma questo non esime l’amministrazione Crestini dal vigilare e denunciare lo sperpero di denaro pubblico che sta causando un danno irreversibile al patrimonio  naturalistico dei Castelli.


                      Il paesaggio naturalistico è per Rocca quello che il Colosseo è per Roma
                                                                                                         @Ilpaesano 12/11/2017


09 novembre 2017

Missione "buco"




                               









Sempre male non può durare, sempre immobili non si può stare, espressioni  che inquadrano il periodo che Rocca di Papa sta vivendo.

C’è da domandarsi:
In questi diciassette mesi che cosa si è fatto di buono di cui rallegrarsi?
L’avranno fatto qualcosa di male di cui scusarsi?
Cosa cela questa negativa e complice immobilità?

L’ostentato immobilismo, come una cortina fumogena, attutisce ogni polemica; nessuno  potrà dire che si poteva fare meglio, o che poteva essere fatto diversamente. La nuova amministrazione si è messa a contemplare il tempo che passa come se dopo l’insediamento fosse iniziato un lento e lungo commiato.

I commiati, di solito brevi, aprono la strada al futuro.

Il futuro di un Paese non può avere una ouverture interminabile, piacevole se i suonatori sono bravi; ma in presenza  di orchestrali  che non sanno  leggere uno spartito (sentenza sulle emittenti) e  non conoscono la musica ( le risorse umane, economiche e territoriali) il direttore dovrebbe abbandonare la sala accompagnato da una sinfonia di fischi.

Un addio, con tante scuse a tutti i cittadini, da parte del sindaco, è impensabile e cosi si tirerà a campare scandendo il tempo di festa in festa.

Si continuerà a festeggiare la castagna, la pizza, il patrono a date alterne, . ....... .................a fare esplodere  fuochi d’artificio fino a che le ciambelle usciranno senza buco.

E così la  cortina fumogena, diradata da tanti fuochi, lascerà intravvedere la missione, nascosta, di questa amministrazione: riuscire ad eliminare il buco dalle ciambelle degli sposi.

                                       Nella indecisione di titolare il post “la banda del buco” @ ilpaesano 09/11/2017

31 ottobre 2017

SCHERZETTO

                                     

                                                                         

Da dieci anni l’ex “Miramonti” di Rocca di Papa fa da contenitore per la notte di halloween.

Acquistato con i soldi dei cittadini doveva, dopo il  restauro,  contenere  le stanze del potere locale.
Ma, dissipato il denaro, l’opera incompiuta mostra tutta la  sua scheletricità  e le orbite vuote assorbono ogni positività che viene dalla piazza.
Non se ne parla per tutto l’anno e la notte del 31 ottobre gli artefici del misfatto convengono per partecipare, tutti,  al gioco dell’occulto.

Il gioco consiste nell’inseguire gli spettri, che per l’occasione assumono consistenza ossea; così gli scheletri si fanno inseguire per tutta la notte per poi lasciarsi prendere prima dell’alba.  Vince chi  riesce a chiuderne di più dentro gli armadi.

Da due anni il gioco ha fatto nuovi proseliti , che conoscendo  da tempo gli scheletri,  se ne avvantaggiano nell’opera di occultamento.

Come in tutti i giochi, organizzati con i soldi degli altri, arriva sempre l’ora della fine e della resa dei conti, 

TOC … TOC … TOC
Chi è?
La Corte dei Conti !!! …. e non è uno scherzetto  

                                                                                          
                                                                        31 ottobre 2017@ ilpaesano

25 ottobre 2017

LA PANCHINA ROSSA















                                                                                Giorno dopo giorno Rocca di Papa perde pezzi della propria storia, scompaiono le attività, i mestieri, il dialetto. 
Il paesaggio si degrada e i boschi stanno vivendo la peggiore stagione da quando sono stati  impiantati. 
Il centro storico è stato abbandonato per far posto ai nuovi poveri. 
A periodi alterni c’è chi sa di più e chi sa di meno. 
L’equilibrismo amministrativo è arrivato ad una tale raffinatezza da competere con  il “circo nazionale” nel triplo salto mortale.

 Il virus dell’ignoranza si diffonde incontrastato spianando la strada all'occultamento della realtà. Possiamo discutere su questo tema all'infinito, certo è che abbiamo perso la capacità critica per analizzare ciò che avviene nel Paese.

Ci stiamo chiudendo in noi stessi, abbandonando la nostra responsabilità di pensare e di agire.
Ci stiamo trasformando in esseri inerti senza la capacità di indignazione, di anticonformismo e di protesta che ci ha caratterizzato per tanti anni.

E risaputo che tutto è destinato ad evolversi e a morire, ma ci sono persone che, fintanto che vivono, vogliono costruire la propria felicità, senza essere eliminate.

Non vogliono vivere secondo le regole del sistema ed andarsene, sconfitti, con la dignità intatta.
                         Isolamento o Presenza (dialogo con Daniela) - 21 ottobre 2017 @ ilpaesano

07 maggio 2010

“Quod non fecerunt barbari, Barberini fecerunt.”


Cio' che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini. Così i romani hanno parafrasato gli scempi edilizi del Papa Urbano VII - Barberini.

Di questi tempi, a Rocca di Papa, i cittadini, così, sintetizzano il saccheggio del territorio comunale:” Quello che ha iniziato E. Fondi lo sta finendo P. Boccia.

Il sindaco, la giunta municipale, i consiglieri signorsì hanno assunto l’atteggiamento di assistere “con silenziosa complicità” al depauperamento delle risorse ambientali e al dilagante abusivismo edilizio.

Ormai non c’è più distinzione tra il regolare e l’irregolare, tra la legalità e l’illegalità.

Anche le opere pubbliche sembrano essere realizzate per fare concorrenza all’abusivismo.

I vertici del potere roccheggiano hanno assunto l’abitudine di eludere le risposte, prediligendo il discredito dell’interlocutore, dimostrando di possedere scarsa abitudine al confronto civile, alla dialettica culturale.

Nel merito delle questioni, invece, le argomentazioni utilizzate, nelle rare sedute del consiglio comunale, risultano piuttosto opache. Ovvero inesorabilmente burocratiche. E dire che c’è stato sempre chi era convinto di poter dialogare pubblicamente di politiche di tutela, di paesaggio, di risorse naturali, di valorizzazione del patrimonio storico-artistico, di recupero del centro storico.

Ma, o si rincorre il potere, oppure ci si pone al servizio della città. Naturalmente i cittadini in questi “ giochi di potere” vengono considerati spettatori, riserva di consensi; oppure fastidiosi avversari da demolire e zittire.

Questo ceto politico nostrano ha prodotto: guasti, estese devastazioni ambientali,dolorose cancellazioni.

Basta salire sulla fortezza, ruotare lo sguardo a 360 gradi per rendersi conto dello stato del nostro territorio, del centro storico, delle aree agricole e dei boschi.

Di fatto, in questi ultimi anni, il palazzo comunale si è trasformato in vero e proprio “ ufficio promozionale” a servizio del sindaco e del consigliere regionale di turno. La parola “tutela” è praticamente scomparsa dal vocabolario degli addetti ai lavori che, ormai, discutono quasi esclusivamente di appalti, di eventi e di consenso.

Non serve la nomina di qualche consulente o di commissioni di esperti “ ad hoc” , quando le strategie sono state già prese nelle stanze del palazzo, anche in deroga a normative ambientali e volontà del Consiglio Comunale.

Di fronte al disimpegno dei governanti, arrivato, in questi anni al culmine di un processo perverso di allentamento degli strumenti di tutela, le cui, gravi, conseguenze, ci devono preoccupare; occorre una forte presa di posizione dei cittadini per difendere il patrimonio e le risorse pubbliche.

04 maggio 2010 paesano

17 agosto 2008

Il dono del cavaliere




Ancora due anziane signore e poi sarebbe stato il suo turno.
Non immaginava di trovarsi insieme a tante persone a fare la fila per” la social card”, ovvero, la tessera della povertà.
Stare in coda, per la visita medica, per le medicine, per le analisi cliniche, per il pagamento dei bollettini postali, per i certificati, per la pensione sociale, era una routine quotidiana.
Quella mattina, una folla di poveri lo aveva preceduto malgrado si fosse mosso da casa all’alba.
Alla fine del ventennio fascista, da piccolo, aveva usufruito della tessera per il pane e mai avrebbe immaginato che a 80 anni, nell’Italia dei grandi, ci sarebbe stata una seconda volta. Con questi pensieri si trovò davanti alla ragazza che, con un pizzico di superba insofferenza, da dietro il vetro, gli chiese: cognome e nome.
Con un sorriso, da nonno a nipote, scandì le generalità e si voltò verso gli altri avventori compiaciuto di tanta fermezza nel timbro della voce. Nel ritornare con lo sguardo verso lo sportello, l’impiegata comunale , scuotendo la testa rispondeva con tanta fermezza: mi dispiace signor K. ma la sua” card” non è stata stampata. Con decreto del ministro alla semplificazione di concerto con il ministro della pubblica istruzione, aggiunse, sono state soppresse tutte le lettere esterofile dell’alfabeto.
Incredulo cerco di spiegare alla brunetta, bassa e tarchiatella, che il padre, per onorare l’alleato germanico, aveva fatto più volte anticamera davanti alla porta di molti gerarchi per cambiare la C in K. e ora, gli eredi dei governanti di allora, lo ripagavano cancellandolo dagli elenchi.
Quella ,irritata del contrattempo, gridò come una lavandaia - si rivolga all’assistente sociale del comune … avanti un altro.
Non abituato a gratuite piazzate ripercorse la coda a ritroso incrociando lo sguardo indifferente degli altri “ poveri vecchi”.
All’uscita del palazzo comunale due giovani vestiti di nero con cravatta e “pochette” verde distribuivano volantini.
Con gesto svogliato prese il pezzo di carta, lo piego in quattro e lo mise intasca, rimandando la lettura in seguito.
Iniziò con lentezza la salita verso casa incrociando più volte gruppetti di anziani che circondavano qualcuno degli assegnatari della “social card”. Il possessore, felice come un bambino che ha appena ricevuto i regali della befana , mostrava il rettangolo colorato , faceva notare l’ologramma che a diversa inclinazione riproduceva il volto sorridente del primo ministro, con in testa il panama, al posto dell’effige della repubblica italiana. Vedete, diceva, solo se ti metti a 90 gradi si vede la faccia del “ cavaliere”, se non compare vuol dire che la tessera è falsa.
Continuando a salire pensò: settanta anni fa lo chiamavano “duce” ora, nell’era della televisione quelli come lui si sono insigniti dell’appellativo di cavaliere.
Non entrò subito in casa, sostò affianco al portoncino, sulla panchina di sperone incavata dalle sedute degli avi, aprì il volantino e senza che la mente lo seguisse fissò la seguente scritta:



La tessera che avete ricevuto è


UN DONO DEL CAVALIERE,


fatene un buon uso.


I CENTRI COMMERCIALI B&B –


saranno lieti di assecondare le vostre richieste.


Nessuna reazione, la mente era vuota , aveva ripreso la fila per incontrare la grande consolatrice.
ilpaesano

06 agosto 2008

Una lettera ........ da altri tempi


Caro paesano,
è trascorso molto tempo da quando, con lo “stronchino” in spalla, il tascapane a tracolla e la “ronca ‘n culu” andavo per i boschi “a guadagnamme la stozza”.
Ogni volta che posso, abbandonato il mio ripostiglio, ripercorro i vecchi sentieri e a stento riconosco: i campi d’Annibale, i monti, le muretta, la molara , barbarossa , vivaro ……
In mezzo alle “macchie” si parlano altre lingue, nessuno ti saluta, si taglia alla cieca e si smette solo per mancanza di miscela.
Ora le motoseghe cantano tutto l’anno.
Senza rispettare le stagioni : i camion ,i trattori, le ruspe e i fuoristrada scorazzano per i sentieri , distruggono il sottobosco e alterano il sistema idrogeologico. Le querce, che alimentano i camini degli spreconi e riempiono le tasche dei ladri di legna, stanno diventando una specie rara.
Ho sentito dire che questo programma, iniziato con il precedente governatore e proseguito da quello attuale, fa parte della cosiddetta “ OPERAZIONE ZERO BOSCHI
Qualcuno ha cercato di spiegarmi come funziona. Si inizia a tagliare a macchia di leopardo sostituendo le ceppaie con le baracche, dentro quest’ultime vengono incubati i semi delle case, che sbocciati in tarda primavera completeranno la metamorfosi nel periodo di ferragosto all’ombra del fogliame.
Nei boschi vicino al paese l’allevamento di villini è curato direttamente da quelli del comune , per le altre zone ci pensano gli abusivi che per l’occasione sono stati riconosciuti ufficialmente come “ CORPO VOLNTARI – OPERAZIONE ZERO BOSCHI
Per chi è curioso di verificare l’ultimo esperimento può, passando per via Frascati , vedere come il bosco può essere convertito in villini personalizzati.
Sarà!!!!, ma tutta quest’operazione mi puzza di bruciato . Io non sono stato uno stinco di santo. Ogni tanto tagliavo di straforo un po’’ di legna e la portavo, a piedi e con i sacchi, per le case di chi mi pagava quel tanto per comprarmi un piatto di pasta e qualche” foietta de vinu “
“Sta gente, invece, so’ come i polli : non so’ mai satolli “ Se seguita così sperpereranno tutto quello che ci hanno lasciato i nostri vecchi.
Come sai , parlo solo “ rocchiscianu,” , questa lettera è stata tradotta in italiano, speriamo bene, da un forestiero che è stato depositato nel mio settore.

Un saluto da “Lippò” – Condominio San Sebastiano - Settore X

IPPOVIA, un dissesto idrogeologico finanziato

L’ippovia, " Fiore all ' Occhiello "  del Parco dei Castelli Romani, costata circa 300....