
Ancora due anziane signore e poi sarebbe stato il suo turno.
Non immaginava di trovarsi insieme a tante persone a fare la fila per” la social card”, ovvero, la tessera della povertà.
Stare in coda, per la visita medica, per le medicine, per le analisi cliniche, per il pagamento dei bollettini postali, per i certificati, per la pensione sociale, era una routine quotidiana.
Quella mattina, una folla di poveri lo aveva preceduto malgrado si fosse mosso da casa all’alba.
Alla fine del ventennio fascista, da piccolo, aveva usufruito della tessera per il pane e mai avrebbe immaginato che a 80 anni, nell’Italia dei grandi, ci sarebbe stata una seconda volta. Con questi pensieri si trovò davanti alla ragazza che, con un pizzico di superba insofferenza, da dietro il vetro, gli chiese: cognome e nome.
Con un sorriso, da nonno a nipote, scandì le generalità e si voltò verso gli altri avventori compiaciuto di tanta fermezza nel timbro della voce. Nel ritornare con lo sguardo verso lo sportello, l’impiegata comunale , scuotendo la testa rispondeva con tanta fermezza: mi dispiace signor K. ma la sua” card” non è stata stampata. Con decreto del ministro alla semplificazione di concerto con il ministro della pubblica istruzione, aggiunse, sono state soppresse tutte le lettere esterofile dell’alfabeto.
Incredulo cerco di spiegare alla brunetta, bassa e tarchiatella, che il padre, per onorare l’alleato germanico, aveva fatto più volte anticamera davanti alla porta di molti gerarchi per cambiare la C in K. e ora, gli eredi dei governanti di allora, lo ripagavano cancellandolo dagli elenchi.
Quella ,irritata del contrattempo, gridò come una lavandaia - si rivolga all’assistente sociale del comune … avanti un altro.
Non abituato a gratuite piazzate ripercorse la coda a ritroso incrociando lo sguardo indifferente degli altri “ poveri vecchi”.
All’uscita del palazzo comunale due giovani vestiti di nero con cravatta e “pochette” verde distribuivano volantini.
Con gesto svogliato prese il pezzo di carta, lo piego in quattro e lo mise intasca, rimandando la lettura in seguito.
Iniziò con lentezza la salita verso casa incrociando più volte gruppetti di anziani che circondavano qualcuno degli assegnatari della “social card”. Il possessore, felice come un bambino che ha appena ricevuto i regali della befana , mostrava il rettangolo colorato , faceva notare l’ologramma che a diversa inclinazione riproduceva il volto sorridente del primo ministro, con in testa il panama, al posto dell’effige della repubblica italiana. Vedete, diceva, solo se ti metti a 90 gradi si vede la faccia del “ cavaliere”, se non compare vuol dire che la tessera è falsa.
Continuando a salire pensò: settanta anni fa lo chiamavano “duce” ora, nell’era della televisione quelli come lui si sono insigniti dell’appellativo di cavaliere.
Non entrò subito in casa, sostò affianco al portoncino, sulla panchina di sperone incavata dalle sedute degli avi, aprì il volantino e senza che la mente lo seguisse fissò la seguente scritta:
La tessera che avete ricevuto è
UN DONO DEL CAVALIERE,
fatene un buon uso.
I CENTRI COMMERCIALI B&B –
saranno lieti di assecondare le vostre richieste.
Nessuna reazione, la mente era vuota , aveva ripreso la fila per incontrare la grande consolatrice.
ilpaesano
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